Il santo lunedì di Gangi

I Santi ppi li strati
i miraculi a lu chianu

l’immagine dello Spirito Santo venerato presso l’eponimo santuario


” E decimilia ladamu lu Spiritu Santu
ladamulu tutti l’uri
cu tuttu affettu e tuttu l’amuri.
Vui calati Spiritu Santu
ppi viniri ntra l’arma mia
mentri ia vi ludu e cantu
Vui calati Spiritu Santu”


10 giugno 2019, testo e foto di Angelo Cucco

È un lunedì diverso quello di Pentecoste. Uno di quei lunedì che aspetti, che desideri, che ami. È un ricapitolare tutto, una festa, un’attesa…un capodanno. Le messe al santuario brulicano di gente che si rivolge commossa a quegli occhi grandi, sapienti, paterni. Scalzi si sciolgono i voti, mentre le note della banda musicale segnano i momenti importanti sottolineandoli. Poi un attimo di tregua. Tutto sembra fermarsi. C’è silenzio, ma dura poco. I campanili iniziano a far sentire la loro bronzea voce, si risvegliano a poco a poco, come invasi da un nuovo fremito. I Santi scendono dagli altari, si mischiano ai devoti che li baciano e preparano, li adornano di fiori invocandoli con forza. sagge mani traggono fuori le insegne, si insegnano antichi riti ai più piccoli, si tramandano gesti, si affidano saperi. Fremono le chiese in un rito collettivo, è l’adrenalina che inizia a scorrere per le strade, vene del borgo. A Piedigrotta l’onore di iniziare, sutta i cususi forza, si va in Madrice. Suona la campana di San Cataldo ed è un turbine che invade l’aria. I panaredda scrosciano allegri di monetine accompagnati dal nome di questo o quell’altro santo ” San Ligiuzzu” “Santa Veronica” “Santa “Lucia” e ogni piccola offerta è ricambiata da un santino, un ricordo. Gli alti stendardi sventolano, i nastri votivi si agitano, i Santi si radunano nei punti stabiliti. Il sacerdote preleva la reliquia dalla statua di San Cataldo mentre la Madonna della Catena e San Michele partono dalla loro chiesa. Gangi è in movimento. Qualche lacrima, qualche sguardo, qualche sorriso carico di ricordi. “Appattamu? Si, poi no chianu canciamu” ” gli alti davanti o dietro?”. uomini, donne, ragazzi e bambini prestano le proprie spalle ai simulacri. “Stanga” e la processione si ferma per un attimo. Si provano le formazioni, perché i Santi, si sa, devono camminare bene. “A Madonna sta abbuccata…canciamu” suggerisce l’aniddaru e tutto gradualmente trova il suo posto mentre i devoti recitano il rosario che si lega alla preghiera dei portatori espressa nell’invocazione gridata. “Nua dunni simu? Dopu a Madonna u Rusariu”. Una lunga teoria avvolge le vie di Gangi come un rosario: grani le vare, catene la gente. corre giù verso il Salvatore, il Carmine e Santa Maria. Sembra una litania di voci, di santità, di colori. “E gridamu tutti viva San Lunardu, e lu Spirdu Santu e la misericordia di Dia” si aggiunge anche l’ultimo fercolo. I cuori iniziano a palpitare, la meta è vicina. Il lungo viale che conduce allo Spirito Santo consente alla processione di spiegarsi per intero da San Giovanni Bosco fino alla pesante ed artistica vara della Trasfigurazione seguita dal sacerdote con la reliquia della croce. Si attende il primo sparo, le prime campane. Eccolo. ” e gridamu tutti viva San Giovanni Bosco….” e il primo fercolo sfreccia tre volte sul sagrato per entrare poi a salutare lo Spirito Santo. Un fremito attraversa tutta la processione ” per i miracoli ci siamo?” “Facciamo riposare un po’ chi deve fare i miracoli”. Eh si, i miracoli. Quegli attimi di corsa che sono motivo di tanta adrenalina e in cui ogni portatore trova il suo personale slancio di devozione. Si corre verso lo Spirito Santo con il peso del Santo sulle spalle. È gioia, è festa, è far squadra, è emozione. Varcato quello scalino, il momento è solo dei portatori. Il fercolo si inchina mentre i cuori si volgono allo Spirito Santo. Ecco, sono quegli occhi, è quell’incontro di sacro, la chiave di tutto. Ma ora carusi, un ultimo sforzo, con nuova carica dopo l’incontro…la scala di corsa, mentre altri si affollano attorno la vara a sostenerla…. anche per quest’anno ce l’abbiamo fatta. “Cu l’accumpagna a Madonna?” “Acchiana sul camion” e si parte salutando chi resta con il solito “e gridamu tutti”… ” un la faciti iri muta” ammonisce qualcuno e di certo non succederà perché finché la voce resiste, anche sul camion, si continua ad invocare. Le spalle sono stanche e le ruote sostituiscono le gambe rotte ma i cuori sono ancora lì attorno a Maria. “Spicciativi che arriva San Catá”, e mentre i confratelli offrono cannistri di nuciddi, il protettore, risalito a piedi, visita alcune chiese della parte bassa , ultimo atto di una lunga, faticosa festa in onore di colui che dà forza e dona consolazione, colui che rende Santi e per cui gridare ancora, più forte “viva lu Spirdu Santu e la misericordia di Dia”

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