Un bacio per Castelbuono

L’ATTENTO OBIETTIVO DI FRANCESCO AMODIO HA IMMORTALATO LA PROCESSIONE FINALE DELLA FESTA DI SANT’ANNA A CASTELBUONO, VI PROPONGO QUALCHE SCATTO, ONORATO DI POTER AGGIUNGERE QUALCHE PAROLA (SICURAMENTE TROPPE) ALLE MERAVIGLIOSE FOTOGRAFIE DI UN FRATERNO AMICO CHE RINGRAZIO.

11 marzo 2020
In queste ore difficili tantissimi castelbuonesi si affidano alla nostra Patrona…come i figli tendono le braccia ad una mamma, ad una nonna. Ancora una volta ci ritroviamo uniti a pregare perché interceda presso suo Nipote. Vorrei condividere con voi questo post, nato nel luglio 2019 dalle foto dell’amico Ciccio Iank, come messaggio di speranza…perché questo momento brutto PASSERÁ e ci ritroveremo ancora insieme a festeggiarLa…è il mio modo per dire ANDRA’ TUTTO BENE se ognuno fa la sua parte… Casteddrabunisi Viva a Matri Sant’Anna!

Dicono sia stato un bacio a trasformale la vita. Un casto bacio. Le lacrime, la sofferenza, la sterilità di un seno che non fioriva, la preghiera, la speranza, l’annunzio si condensarono sulle anziane labbra di Anna e Gioacchino. Un bacio, il generarsi di una nuova primavera, l’esplodere della grazia dove sovrabbondava sconforto e abbandono.
E lì, in quel vetusto castello, a frotte arrivano per cercare un bacio, una carezza di Nonna, di Donna. Chi ha ricevuto ringrazia, chi impetra implora. Diverse le lacrime che rigano i volti, medesima la fiducia che gonfia i cuori. Vortici di mani, di fiori, ori, preci, occhi lucidi e ginocchia che si flettono avvolgono le tortuose scale. Nell’arsura implacabile dell’estate…lieve, come la neve, come la brezza, come la più sottile pioggia giunge ad ognuno la benedizione di Lei, genitrice della Madre di Dio. I disegni dell’Altissimo tracciano linee invisibili tra i secoli e congiungono luoghi, popoli, storie… lontana è l’ umile casa in cui le braccia stanche trovarono il vigore per cingere la vita e mentre una mamma sorride ascoltando la figlia, una bimba dai riccioli bruni immagina la Santa come una principessa, proprietaria del castello. Controbattere agli occhioni incantati di chi va oltre le candele e gli argenti è impossibile: Lei è lì da più tempo di ogni padrone, i secoli come paggi al suo altare.
Dall’alto, come assisa su un trono, ha visto alternarsi le generazioni in una lunga processione che dalla terra conduce al Cielo riannodando il tempo, cucendo le epoche, ricamando un prezioso ammanto. Ha osservato il paese cambiare, ha ascoltato le voci di mille e mille che scalzi o calzati hanno sussurrato il suo nome, che inginocchiati hanno messo tutto nelle mani che accarezzarono il Redentore e la Vergine. La Donna, Santa con un bacio, baciata dalla Grazia, è scesa dagli altari, si è resa prossima, è tornata ancora Madre, per bambini, malati, emigranti e… soldati. Si, soldati, che lontani nelle trincee si riconoscevano castelbuonesi quando, presi dalla paura, lì dove mancava ogni forma d’affetto, si lasciavano sfuggire un grido “Matri Sant’Anna”…come si chiama la mamma, come si cerca un abbraccio . Castelbuono desidera quel bacio di grazia, non c’è esigenza, dubbio, bisogno che non le si possa confidare, affidare. Gli occhi sfiorano la delicata sagoma dietro la grata in attesa che giunga quell’agognato 25, che le chiavi tornino a girare rievocando il misterioso segreto, che l’incontro possa essere pieno. L’argento brilla, la grata si apre, la Nonna-Madre si fa prossima. La gioia fiorisce in applauso: le lacrime rigano il volto, i fuochi d’artificio il cielo, le note le strade. Gli occhi incontrano gli occhi. Costellazioni di sguardi si orientano come una grande galassia che per tre giorni avrà la cappella come centro e invaderà il castello. Lei, la nonna, guarda quei volti, tutti quei volti…di alcuni riconosce i tratti visti da secoli, passati da lì in epoche diverse eppure così simili. Di tutti conosce i nomi, i desideri, i cuori. Ricorda gli sforzi fatti cento anni fa quando per salvare “la sua casa” la comunità si strinse in unico battito raccogliendo il possibile. Ricorda l’asta, ricorda l’ansia, ricorda la cooperazione che ancora una volta, nel suo nome, ha visto tutti uniti, identità forte che ha radici nel cuore e che fece udire il richiamo fino in America, fin dove c’erano castelbuonesi. Sant’Anna, Sant’Anna, Sant’Anna! ed ecco che ognuno si sentí parte, si sentì chiamato per nome. Nel nome della Nonna, della Madre. Madre di tanti perché Nonna e Madre di Unici. A loro, a Maria e Gesù, rimanda ogni preghiera, a loro affida questa progenie numerosa in cui il legame di sangue non diretto è diventato forte da congiungere le generazioni a Lei, anziana tra gli anziani, vegliarda e guardia, patrona e padrona. Per tre giorni gli sguardi non avranno filtri…nessuna grata. È un momento di grazia per chi tutto l’anno, nel cuore, porta il viscerale amore per questa donna Santa che con le sue spoglie ha reso unico il castello del borgo, ha reso sacro un luogo di potere.
Un vento leggero gioca con i colorati scapolari dei confrati si diverte a scompigliare l’ordine perfetto di cui si fregia Castelbuono per la sua processione. Soffia zefiro sulle candele accese, scosta gli stendardi e le acconciature delle donne assiepate sui balconi e di chi, seduto sulle sedie predisposte per strada dalle prime ore del pomeriggio, aspetta. Qualche cappello vola e un palloncino inseguito con lo sguardo mentre si perde nel buio della notte perdendo forma e colore. Il vento dispettoso si insinua per le traverse, risale dal fiume, accarezza tutto, porta con se il profumo delle leccornie esposte in quella bancarella. Sant’Anna è là, sulle scale del castello, si immerge in quei giocosi aliti che trasformano chi le sta intorno negli angeli fluttuanti della sua cappella, intrappolati da un vento immobile. In una atmosfera di luce e serietà, il vento è il maestro che improvvisa su un tema già noto. Il soffio si arresta, vibra il tamburo. Un anno di attesa ed ecco, il maestoso circolo di fuoco, il corteo di labari, Castelbuono è in movimento per l’ultimo atto di omaggio. E mentre le campane invadono l’aria di festa il Beato Guglielmo, compatrono secolare, avanza spedito. Più lenta, cullata dai confrati, lo segue la Madonna del Rosario. Tintinna delle argentee campanelle, mentre il manto ondeggiante accarezza l’aria, sfidando il vento. Infine Lei, la più attesa, gli occhi luccicano tra candele ed emozione quando tra i balconi ricolmi di gente passa la Patrona. Fiera e solenne, ammantata di ori donati, ruba la scena ad ogni altro colore, ad ogni altra attrattiva. Nonna sapiente sa cosa donare, fa la giusta fera: consolazione, conforto, aiuto, protezione… e tutto ciò che raccoglie, al ritorno, lo affida ancora a Gesù e Maria del Rosario. Ma può una Madre e Nonna distaccarsi dai suoi figli così facilmente? Tornata su, nella sua antica dimora, nonostante la tanta strada percorsa, corre al balcone per incontrare e benedire ancora la galassia di occhi e i cuori, che fuggendo, risalgono fin lì. 
Il 27 notte non è la fine della festa…È l’inizio dell’attesa che ritorni.

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