Un Roseto a Palermo

𝐅𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐑𝐢𝐭𝐚,
𝐏𝐚𝐥𝐞𝐫𝐦𝐨,
𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐚 𝐝𝐢 𝐒.𝐀𝐠𝐨𝐬𝐭𝐢𝐧𝐨
𝟐𝟐 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟐

“il profumo delle rose, salga a te come preghiera” intona l’organo mentre le morbide note avvolgono gli stucchi e la chiesa, gradualmente, si colora. Tutt’intorno al tempio agostiniano chioschi improvvisati tingono le strade di prati fioriti e l’aria riecheggia di voci e reclame arabescate: “Deci rosi cinque euro!” ” Rose, rose! rose!” “Signora! taliassi che belle rose!” “Venti rosi deci euri” “Rose, rose ppi Santa Rita!” “Rose rosse per te! ho portato stasera” “ma n’aviti vistu mai accussì belli?” “rose, ri tutti i culuri n’haiu!”
Si ammira, si sceglie, sì cercano le più belle. Le cromie si confondono in mazzi frondosi, stridono con gli scuri abiti votivi, corrono ai sacri altari. Rose alzate, portate in trionfo, benedette. Rose invadono strade e chiese. Rose si regalano, rose si conservano, rose si offrono in dono. Il profumo si espande, cresce. È il soave legame con Rita, la santa degli impossibili, la Santa con un vissuto talmente travagliato da poter attirare lo sguardo di ognuno. Ed Ella, circonfusa di fiori e preghiere, tutti attende con il Crocifisso saldo tra le mani. Nessun tormento le è estraneo, nessuna sofferenza troppo distante, curó la pazienza, fiorì nel perdono e raccolse la santità anche attraverso l’ insanguinata spina che trafigge la sua fronte. Le storie si intrecciano, i racconti si sussurrano tra le pietre del chiostro; c’è chi la ringrazia per aver rinsavito il coniuge, chi chiede forza, chi coraggio, chi le affida la prole, chi situazioni d’urgenza. Santa Rita è di tutti, è vero, al suo altare accorrono uomini e donne, ma basta volgere uno sguardo ai pellegrini per capire quanto profondo e particolare sia il legame con le figlie di Palermo. Lei, l’aggiustamariti, da più di un secolo si fa prossima e loro, devoto esercito al femminile, non mancano di venirla ad onorare nel suo giorno; attraversano l’intera cittá stringendo fiere il loro profumato omaggio di rose, esplosione del maggio.
Eccola la rosa, il fiore più amato, nobile ma fragile, simbolo di bellezza e sofferenza, di caducità e fierezza, di spine e di inebriante fragranza. Quale miglior simbolo per la Perla dell’Umbria? Quale miglior segno per i devoti? Rita chiede di imitare quei benedetti fiori di cui l’intera città si veste… nonostante tutte le spine della vita bisogna continuare a essere balsamo intenso e fragrante. Le celebrazioni si susseguono, mille mani si alzano, roseti fioriscono nell’aula come primavere improvvise, fiumi umani attraversano i sacri spazi cospargendo di rose gli altari. Lei è immersa nel giardino più florido, costantemente visitata, invocata, acclamata. “Guarda, guarda che è bella Santa Rita”, “Viva Santa Rita”, “Santa Rita, tu u sai!”, “Santa Rituzza bedda! pensaci tu!”…se qualche voce manca, se si sente il vuoto di quell’ “Evviva” gridato con profonda devozione, il confine tra cielo e terra si fa labile ai piedi di quel simulacro che accolse intere generazioni, che continua a richiamare al Capo, a Sant’Agostino, chi ha bisogno di essere consolato, chi vuole affidarsi a Lei. La giornata volge al termine e mentre gli ultimi mazzi di rose si sperdono tra bus e vicoli, aleggia ancora la musica di mille e mille sguardi che hanno avvolto, ancora una volta, la Sacra Immagine della Cascia del sud.

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