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Partenze, arrivi, c’ĆØ chi corre a prendere un treno e chi, lentamente, trascina il proprio bagaglio. C’ĆØ chi freme controllando nervosamente l’orologio e chi si perde tra i pensieri guardando distrattamente il tabellone in cui scorrono scritte arancioni. Le stazioni sono cosƬ, ricche di vita in transito, di passaggi e di ricordi graffiati tra le porte metalliche dei treni e le architetture della facciata. C’ĆØ chi arriva e chi va via, chi sorride e chi lacrima, chi non ha mai calpestato quel suolo e chi vi ritorna…la stazione, e forse ogni suo treno, ĆØ un’eterotopia sospesa, un pout-pourri di essenze armonizzate dallo stridere delle rotaie. Quel luogo ha una potenza silente che investe i quartieri che lo circondano, li trasforma radicalmente, innesta la pluralitĆ , e amalgama gli abitanti antichi e nuovi. CosƬ, una chiesa che per secoli si era beata del profumo dei giardini e della frescura della campagna ad un passo dalle mura e dal mercato, ha cambiato il proprio volto, ha lentamente codificato il rapido evolversi della sua cellula di Palermo. La fragranza di zagara non accarezza più gli altari e la quiete non ĆØ più turbata dai carri in ingresso dalla porta di Vicari, ma immutabile resta Antonio, il Santo. Dal 1630 turbe si sono segnate rivolgendo lo sguardo ad una sua immagine, viandanti e mercanti, ammalati spinti verso il contado e sanati gioiosi. Ad accogliere ognuno, a ricevere cera ed ex-voto uno stuolo di marroni frati, baluardo del tempo e dello spazio. Una porta, alla fine, era potente proprio come una stazione. Sant’Antonio, a ben guardare era anche lui un viaggiatore, un viandante, un pellegrino annunziatore del Vangelo e su un carro si conclude il suo terreno peregrinare . Di Lisbona, da Padova… nazioni congiunte nel suo nome, paesi che ne reclamano il passaggio, che tramandano storie su uno dei suoi viaggi, una sosta, miracoli o la fondazione di un convento. A Palermo, uno tra i Santi più amati al mondo, ha il suo santuario lƬ, agli antichi confini civici e ne fa nuova frontiera: studenti carichi di sogni e angosce, lavoratori pendolari, stranieri… il ventre policromo della chiesa accoglie nuovi frangenti di umanitĆ che trovano tra le panche attimi di raccoglimento e conforto. Sant’Antonio non ĆØ solo parrocchia del quartiere, ĆØ più simile ad un porto a cui approdano navi che battono diversa bandiera e che in quel luogo costruiranno ricordi preziosi, a volte ponti.
Stazione, porto e porta, terra d’ incontro, la devozione ha congiunto palermitani e comunitĆ tamil in un sincretico omaggio che parla di culture e cultura. Quasi Antonio continui la sua opera tra i popoli, li acclama a sĆ© ed essi accorrono: avvolte nelle loro vesti più belle, le donne che profumano di incenso si scambiano convenevoli e complimenti in attesa di poter aver parte alla festa. Durante l’anno lo onorano con viaggi in ginocchio, preghiere e fiori…ma il 13 giugno le distanze crollano, il sacro invade le strade… e gli uomini tamil si mischiano ai confratelli per portare il Santo in trionfo.
Dall’alto della sua vara, Antonio osserva il suo popolo e sembra contento mentre con la mano tesa verso il basso lo presenta all’Infante Divino; non fa distinzioni di etnia, li enumera tutti, uno per uno, come una compagine: eccoli i bimbi con cartelloni e bandiere, a tratti urlano il loro “Viva Sant’Antonio!”; ecco il Si Quaeris Miracula che si intreccia alle melodiche preghiere in Tamil; ecco che mentre volano baci e in tanti si affollano alle aste, suona la banda e i frati benedicono. Pellegrino, ancora una volta, Sant’Antonio annunzia con la presenza…passando per le strade, lasciandosi trasportare fin davanti alla famosa stazione.
Qualche confrate ripete le antiche giaculatorie:
“E ch’ĆØ beddru stu Bamminu! Viva Sant’Antuninu”
“Mbrazza porta lu Divinu! Viva Sant’Antuninu!”
BenchĆØ proclamato dottore della Chiesa, benchĆ© della sua lingua si narrino prodigi di retorica, il Santo Padovano ĆØ nell’immaginario collettivo altamente prossimo, fraterno; un familiare, figura bonaria di un giovane paradisiaco che, pur sapendo ammaestrare con piccole punzioni, alla fine ĆØ sempre prodigo e proclive come la stagione che lo festeggia, tanto da meritarsi l’affettuoso nome di Sant’Antuninu, distinguendosi dal più anziano e invernale Abate. Tanto ĆØ vicino a chi lo accompagna che qualche battuta calcistica, quest’anno, non appare irriverente, quando il simulacro del Padovano per eccellenza si ritrova sotto un oceano di bandierine del rosanero…ma infondo, Sant’Antonio ĆØ anche un po’ palermitano. si sa. Ć un po’ di tutti.
Il Santo dei miracoli compie il più bello ogni volta che qualcuno, nel suo nome, si sente accolto.
Ancora a Palermo, il 13 giugno ĆØ una festa dal cuore pulsante, una festa di popoli e di incontri…una festa che segna per sempre chiunque abbia varcato le colonne di quel porto sicuro che ĆØ il suo Santuario.
Testo e foto di Angelo Cucco










