L’Assunta trionfa in vicolo San Mercurio

𝗣𝗿𝗼𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗠𝗮𝗱𝗼𝗻𝗻𝗮 𝗔𝘀𝘀𝘂𝗻𝘁𝗮
𝗣𝗮𝗹𝗲𝗿𝗺𝗼, 𝗩𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼 𝗦𝗮𝗻 𝗠𝗲𝗿𝗰𝘂𝗿𝗶𝗼
𝟮𝟴 𝗮𝗴𝗼𝘀𝘁𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟮

L’arabescata melodia si diffonde memore del giorno festivo:”Ch’ è biaddu stu stillariu chi aviti tornu tornu
quann’è lu vostru iornu
gran festa si farà”
“Shhh dorme, non lo vedi?” secoli di mistero si condensano sulle innocenti labbra di una bambina che, ai piedi del simulacro, resta rapita dalla quiete posa della Vergine. Dorme? Nessuno osa contraddirla, come si potrebbe? La cerea immagine è talmente beata con il sorriso sulle labbra e gli occhi dolcemente chiusi da immergere nell’antica tradizione bizantina della dormiente. Gli ultimi attimi terreni della Madre di Dio sono avvolti da una coltre di rispetto costellato da ipotesi e tradizioni. Si addormenta o muore? Sfumature di significato che scivolano dalla penna del teologo a quella del poeta. Di certo per Palermo, la figura stesa ed esanime non è inerme, anzi. A Beddra Matri ascolta, guarda, sente ogni dolore, visita i suoi devoti… è presente. Il corteo che l’accompagna è festoso e non funebre, in quell’immagine vi è la beatitudine del Paradiso, non l’orrore della morte. Le gote dei confrati si imperlano, ma sono lacrime di gioia, abbracci fraterni che raccontano di tanta attesa e soprattutto parecchia fatica perché la bellezza della Vergine potesse tornare a risplendere ai raggi dorati del sole pomeridiano. Eppure, simbolo di ogni uomo che dovrà affrontare il personale trapasso, Maria è sola sul fercolo. Ben vestita, come la regina in oro di Ofir, le mani aperte, come a consegnare l’anima nell’abbraccio di Cristo, il collo in torsione come per ricevere un casto bacio…avvolta di fiori che rievocano il profumo di quella tomba che resterà vuota, incorniciata da una raggera che annunzia lo spalancarsi del Paradiso. Le vetuste pagine degli avi sembrano prender vita in quell’accorato trasporto, apostoli i confratelli, discepole le donne. Nessuno tenterà di ribaltare il catafalco, nessuno attenterà alle sacre spoglie…ma un angelo troverà spazio tra i ricreati nembi proclamando l’avvenuta gloria memore che quattr’ancili calari e Maria si l’acchianari ppi una eternità. Ecco, in realtà Maria non è sola. Riletta, quella pira infiorata, è un trono in cui si esalta il glorioso mistero, è l’immagine dell’Infinito che incontra la creatura. Proprio quel simulacro ha avuto bisogno di essere vestito a festa, di essere innalzato e ancorato sul fercolo…ha avuto bisogno di cure…di essere amato e, tramite esso, l’amore è asceso come incenso al seggio di Maria “cca mparadisu sta”. E ora? ora si innalzano bimbi, si appoggiano neonati su quei piedi che la tradizione vuole calzati da du sannali guardati dall’Anciulu Rabieli; bigliettini e riccioli volano per aria poggiandosi sulla “vistina d’oru arraccamata”, la banda allieta con il musicale omaggio, si innalza il canto della solenne Ave, si inchina roteando lo stendardo con accanto il più piccolo, scintilla di futuro. È festa, è emozione. Vicolo San Mercurio esplode e si fa pellegrino rievocando il titolo della confraternale de “la fuga in Egitto”, le manteline azzurre svolazzano tra i lieti volti delle giovani, la processione sgorga celeste cavalcando l’antico Kemonia…poi qualche goccia, improvvisa e inaspettata benedizione del Cielo agostino. È un attimo, un po’ di sconforto, rapidissimi i confratelli coprono il corpo disteso: la cura che si notava riemerge vigorosa, piano la mano scivola sulla veste, dolcemente si adagia il telo sullo stellario, si asciuga qualche goccia… Ecco la vergine perfettamente protetta ma perfettamente visibile tra due novelli apostoli degni d’antico dipinto. Piccole, trasparenti, preziose, caste, le stille si dispongono sul velo quasi ad impreziosirlo, quasi a ricamarlo ornandolo di perle come un velo da sposa. Tornerà il sereno, tornerà ad essere “cuntimplata senza velu a Rigina di lu Cielu” ma anche così, coperta, infonde la bellezza e il fascino di quella Pasqua in cui tutti speriamo e che ci spinge a invocarla con i confratelli:
“E in Cielu fu iunta, viva a Bedda Matri Assunta”

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