
𝐅𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐒𝐚𝐧𝐭’𝐀𝐧𝐧𝐚
𝐂𝐚𝐬𝐭𝐞𝐥𝐛𝐮𝐨𝐧𝐨
𝟏𝟕-𝟐𝟕 𝐥𝐮𝐠𝐥𝐢𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟐
” E chi mi cunti, i iorna i Sant’Anna?” si diceva una volta per sottolineare come si stesse indugiando su qualcosa di fin troppo noto.
A festa da Matri Sant’Anna, termine fisso di paragone perpetuo, vanto dei castelbuonesi di ogni tempo, Capodanno e rituale ricapitolazione… dal 17 al 27 di luglio, Castelbuono è inebriata dall’aura sacra, le sue arterie solcate dai passi scalzi di chi chiede e chi ringrazia, il cielo irrorato da ricami di luce, le strade pentagrammi di note e scoppiettii, l’intero paese tela pinta dai più vari colori.
Quante volte un castelbuonese si è trovato a raccontarne? Quante volte, lontano da casa, ha ricordato momenti, gesti, particolari di quei giorni di luglio? Festa… festa su tutte le feste, qualsiasi altra, benché spettacolare, non potrà mai eguagliarla…”Beddra prucissioni, ma a nostra…” e si inizia a tesserne le lodi. Ma perché? Non è l’oggettiva costatazione dei fatti, non è un’attenta analisi a determinare il giudizio che, altrimenti, potrebbe anche essere diverso. A rendere Sant’Anna l’occasione per eccellenza è il cuore colmo di ricordi, è aver vissuto emozioni, sono i legami, è la forte devozione alla Santa Patrona che diventa figura identitaria, unità, riconoscimento, Storia. Tamburini e coppi illuminati, il “paparazzumpa” della banda, dolciumi e logge, coperte ai balconi e fiori all’altare, il caldo del giorno e la leggera frescura della sera, a cursa, il profumo del pranzo dalla nonna, i maschiuna da Maddalena, gli uomini in giacca, il tintinnare delle campanelle del castello, le scale, la bambagia, le chiavi e il corteo…immagini che si rincorrono nella mente di ognuno generando quel piacevole brivido di familiarità ed emozione. Undici giorni, tra spalle offerte e voti sciolti, tra incontri e ritorni.
Dopo 2 anni, Castelbuono ritrova la sua festa per intero, la ri-racconta a se stessa. Rapido il movimento dei confratelli mette in spalla il simulacro, la veletta ondeggia, la banda inneggia, le candele brillano in serrate fila… verso il castello e poi tra le strade: ha inizio di nuovo, ancora, ritorna. “Grapiti li finestri e li barcuna
parati li firrati,
li lumiri addrunati e li lampiuna
ca Sant’Annuzza passa ppi li strati”
direbbe il poeta.
Lacrime di gioia, preghiere, bisogno di gioia, benedizioni eucaristiche. La novena scorre, quasi un rosario, finché la grata si spalanca, si rivela l’antica Reliquia custodita dal segreto delle chiavi. Si ascende un monte di scalini alla cui sommità, in barocca armonia, bene e male si sfidano tra gli stucchi e l’oro, tra gli sguardi e i simboli, tra il presente e il passato. Trionfa il bene, lì dove si celebrano i Divini Misteri, lá dove è esposta Anna, Mater Matris Dei. Doppiamente madre, come ogni nonna. Madre della Madre, legame di sangue e latte, di affetto, di protezione e nutrimento. Madre della Vergine, madre della Purissima, madre di chi non conobbe peccato originale. Nonna di Dio, nonna di ciò che non può essere contenuto in nessuna mente, di colui che non può essere pienamente compreso, Nonna dell’Increato benché creatura. Nel ventre di Maria l’Onnipotente si fa carne, tra le braccia di Anna trova l’affetto di un’altra generazione. Furono bambini anche loro, Maria e Gesù, e li immaginiamo tendere le tenere i palmi al collo di Anna, cercarne le attenzioni, carpirne i sorrisi …così simili ai tanti pargoli condotti in Cappella. Tre giorni di viaggi e di risalite, tra occhi spalancati e labbra che sussurrano segreti. Poi, Lei, parata a festa, lascia la sua dorata camera, sosta nella corte. Suonano i campanelli della Madonna del Rosario, i confratelli la conducono orgogliosi e innamorati, il manto torna a sferzare l’aria, brilla la corona ceduta a San Domenico. Rocamboleschi fuochi annunziano le partenze, ecco anche il Beato Guglielmo, compatrono d’antichissima memoria. Tutto è pronto per l’atto finale. La processione, torrente di fedeli, infiamma le vie, il sacro irrompe con forza, si diffonde soffice tra il bagliore timido delle candele e lo sfolgorare dei fercoli. Solenne, il rumore dei passi interrompe il silenzio creato nelle strade che lasciano il corso, affollate ma silenti.
“E chi mi cunti?” quello che ogni castelbuonese racconta della festa: a binidizioni. Quando la Reliquia rientrata al castello, torna ad affacciarsi al balcone, quando scroscia l’applauso tra i giochi d’artificio la festa si spegne, ma nel cuore si imprime la benevola benedizione della Madre-Nonna, ricordo leggero e soave di un amore che travalica i secoli e che spinge i paisani a raccontare la festa ai forestieri…con amore.




























