
𝐌𝐚𝐝𝐨𝐧𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐚𝐫𝐚𝐝𝐢𝐬𝐨
𝐏𝐚𝐥𝐞𝐫𝐦𝐨
𝟐𝟖 𝐚𝐠𝐨𝐬𝐭𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟐
Incerto il sole bacia porta Carini traforando un velo di nuvole che, inaspettata coltre, infrange l’azzurro del cielo agostino . Un ragazzino saetta tra i piloni, valichi ormai simbolici di una Palermo che ha lasciato le mura ma che si aggrappa alle antiche partizioni, ai luoghi, ai confini di identità; Stirato e candido lo scapolare svolazza tra le sue braccia mentre, per colmare un ritardo, accelera il passo lungo la principale arteria del Capo. È grande il quartiere, tanto che si estende e dirama e non si lascia abbracciare in un solo sguardo, oggi però freme per intero perché un suo frammento è in festa: il Capo è così…fraternamente legato come un’unica grande famiglia in cui la gioia di una parte è gioia di tutti. “Auguri”, “Buona processione” “complimenti, troppo bella” facce amiche sfilano come i grani di un rosario tra i confratelli e il fercolo, tra la fresca chiesa e il rovente selciato.
Gli ignari occhi di una coppia di turisti rincorrono le complesse volute della luminaria che disegna un arco mai esistito, lampade e legno ricamano bellezza sospendendosi tra cielo e terra… poi, quasi a richiamare l’attenzione, gli squilli di tromba e il fragore dei tamburi invitano ad avvicinarsi di qualche passo, verso San Gregorio. Incuriositi, i due, scoprono come Palermo in ogni vicolo, in ogni angolo, in ogni porzione di territorio sia capace di stupirti, di colorarsi all’improvviso e di attrarti a sé. È storia che ammalia, è folklore che racconta, è vita che coinvolge, è memoria che si tramanda… è una città antica e sempre viva che ai nomi e ai titoli ufficiali intreccia epiteti locali ricchi di vita vissuta, di dolcezza, di ricordi. Anche qui, nella chiesa che vuolsi la casa di Santa Silvia, si avverte la necessità di invitare la Madre Santissima del Paradiso a prendersi cura della sua porzione di Palermo ricordandole che è lei la Regina di Porta Carini. Bella, avvolta nel suo manto stellato d’argento, mostra maestosa il suo Divin Figlio: Theotokos, lo regge dinnanzi al grembo in cui fu generato uomo e Dio…lo disvela agli uomini come vero Paradiso, vera pace, vera via per l’Eterna Salvezza. Lei, nuova Eva, ribalta la sorte infelice, sconfigge l’iniquo serpente e nell’essere Madre del Novello Adamo che scardina le porte serrate è Madre dell’Intero Paradiso celeste ed è madre di tutti i presenti.
Gli argenti brillano quando i confratelli si appoggiano alle aste, leggerissime vibrazioni che sembrano rendere la Tuttasanta partecipe della calca che le si raduna intorno mentre nugoli di incenso rimandano a profumi sacri. È festa, lo si percepisce dagli sguardi tesi ma felici degli organizzatori, dalle note della banda, dal vociare della strada. È festa ancora una volta, è il momento del trionfo per le vie della città. Quegli amabili occhi a cui tutti si volgono, incantano più d’ogni orpello; ognuno prende il proprio posto sotto le aste, suona squillante la campanella, tutto ha inizio. Colombi e bigliettini, le dolci parole di una consorella, le solenni note: si compie la sacra teofania della Madre. Eccola, è lì, sulla via oggi sgombra dai teloni del mercato, sacralizza gli spazi, ricolma di grazia e, insieme al Figlio, benedice. Una teoria di padri e madri si approssimano al fercolo, chiedono di innalzare i propri figli e la Vergine appare così simile a loro in un complesso presentare di infanti. Madre come le madri, Figlio come i figli… la voce di quel devoto si modula per sottolineare addirittura la divina somiglianza ” e u Bambineddu avi u stessu visu!” ” Viva a biedda Matri ru Paraddisu”.
Il maestoso fercolo attraversa la città, l’accolgono i Quattro Canti, poi il cielo segue le lacrime commosse delle consorelle. La pioggia accompagna il ritorno al quartiere, segna i volti, rinfresca l’aria, fa sbocciare qualche ombrello. Ma è agosto, la Vergine ha ancora strada da percorrere e proprio dal varco della sua porta, il Cielo le regala un infuocato omaggio di luce imperlato dalle luminarie, quasi uomo e natura si fossero messi d’accordo per accendere la meraviglia e ornare il passaggio. La sera avanza, è ora del rientro, volano ancora palloncini e bigliettini e non si affievoliscono le voci dei confratelli che ne esaltano la bellezza e la invocano e chiamano portandola a spalla, la stanchezza del lungo tragitto non smorza l’affetto. Per i devoti non è il tempo dell’addio, ma un arrivederci, la andranno a trovare di continuo, le faranno visita, cercheranno i suoi occhi per ritagliarsi in terra un angolo di Paradiso.













