
𝐅𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐒𝐚𝐧𝐭’𝐀𝐧𝐧𝐚 𝐚𝐥 𝐁𝐨𝐫𝐠𝐨 𝐕𝐞𝐜𝐜𝐡𝐢𝐨
𝐏𝐚𝐥𝐞𝐫𝐦𝐨
𝟑𝟏 𝐥𝐮𝐠𝐥𝐢𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟐
Un volto anziano, familiare, uno di quelli che ricordi fin da bambino, che impari a conoscere e che ti consola scorgere e riconoscere. Quasi nascosta, la sua abitazione è in un vicolo, eppure nessuno la ignora come se fosse il fulcro di un’ordinata danza. Ognuno nel quartiere sa dove andarla a cercare per un consiglio, per avere conforto, per raccontarle gioie e dolori, per guardarla negli occhi e trovare refrigerio dalle angosce della vita. Anziana, la più anziana di tutti, Nonna perfino dei più anziani nonni, da secoli il suo nome risuona, “tutti la chiamano…la chiamano tutti!”. Si racconta che nel 1615 avvenne un incontro che cambiò la storia: la Sacra Reliquia trafugata da un frate a Castelbuono, fu ritrovata nel convento di Santa Lucia del Borgo. Tanti i miracoli, molti i prodigi, se ne parlava in tutta Palermo. Un frammento rimase nel quartiere mentre il Ventimiglia riportava il Sacro Tesoro al maniero che ancora la ospita. I confratelli immaginano che dovette essere quello l’attimo in cui la loro vetusta confraternita di pescatori iniziò ad onorare la Santa Madre di Maria fino a cambiare titolo. La certezza si perde nei meandri del tempo, ma il fascino dell’antico legame aleggia nell’assolato luglio che vede Borgo Vecchio accendersi di luci, pararsi a festa, scendere in strada. Quante volte i confratelli hanno difeso quella casa-chiesa, quante volte si sono ritrovati a proteggerla, aggiustarla e ricostruirla. Anche i bombardamenti non furono clementi, ma loro erano lì, con la loro incrollabile devozione a rimettere a posto, a riorganizzare la casa della Nanna. Una volta si diceva che la casa dei nonni è “a casa ranni”, una sorta di casa per tutta la famiglia, punto di ritrovo. Forse proprio per questo caparbiamente, da secoli, quell’oratorio non si abbandona: è la casa dei burghitani, è la casa di chi ama a Matri Sant’Anna. Sui muri del quartiere fogli colorati risuonano delle invocazioni dei confratelli che, l’ultima domenica di luglio, si ritrovano per condurla in processione, per portala tra le vie festeggiandola come si conviene ad una Patrona. Non è però la corona d’alloro al porto o la banda musicale o la festa dai balconi al suo passaggio a stupire, non sono i bambini alzati o le colombe o le tante spalle che sollevano il fercolo… a far accapponare la pelle sono le parole innamorate di chi indossa lo scapolare e di chi, seduto in chiesa, attende di vederLe varcare l’uscio. Raccontano, raccontano tanto…del passato, del presente, di tutti coloro che in un modo o in un altro si sono legati a Sant’Anna, alla sua festa, al quartiere: sacerdoti, donne gravide, laici, mammane, gente comune… perfino quel dottore nato difronte la chiesa e che divenne talmente famoso studiando il popolo che gli dedicarono un Museo ed una via. Quante vite, quante storie, quanti legami…e al centro sempre Lei, il suo nome.
” tutti a chiamanu, chiamamula tutti!” ” viva a Matri Sant’Anna viva!”
La vara oscilla, segue il ritmo di musica, si ferma. Per qualche ora si allontanerà dal vicolo, fino a sera, quando le luci si accenderanno e trasformeranno ancora una volta il Borgo in magico scenario. Andrà a visitare i suoi figli, passerà dalla chiesa di San Giuseppe in una singolare riunione di famiglia, poi tornerá verso la sua stradina…mentre i confratelli non smetteranno di ricorda che
“È chista a nostra Nanna” “Viva a Matri Sant’Anna”.




