Lume e cuore del Noviziato a Palermo

𝐌𝐚𝐝𝐨𝐧𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐋𝐮𝐦𝐞 𝐚𝐥 𝐍𝐨𝐯𝐢𝐳𝐢𝐚𝐭𝐨
𝐏𝐚𝐥𝐞𝐫𝐦𝐨
𝟑𝟏 𝐥𝐮𝐠𝐥𝐢𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟐

Le dita di una bimba scivolano tra l’arricciata carta di un sacchetto, frugano tra le ruvide caramelle imperlate di zucchero…cercano quelle rosse e morbide dal forte profumo di fragola. Poco lontano quell’uomo è impegnato a sgusciare pistacchi, si ostina con quelli serrati fino a provocarsi escoriazioni microscopiche amplificate dal sale, quasi non se ne accorge mentre chiacchiera con i vicini, poi trae il frutto di tanta fatica e lo porta alle labbra ammirando il passaggio della banda e tamburellando su una gamba. Impreziosite da anelli si intrecciano le dita di una donna in preghiera, si sciolgono indicando qualche particolare, mostrando la bellezza. Scorre la mano veloce del fioraio tra orchidee e rose, sembra un organista mentre compone una melodia esatta, precisa, floreale. Con piccoli ed energici colpi di palmo, un ragazzo ripulisce lo stendardo, inavvertitamente appoggiato su un polveroso muro e mentre svivola sui rullanti l’esperta presa dei tamburinai, quasi si genera una sfida con i polpastrelli pigiati sui pistoni delle trombe. “Dammi la mano, c’è folla” è la voce apprensiva di una madre. Quante mani? le feste sono fatte di gesti, cadenzati o involontari, rituali o occasionali. Sono fatte di mani, tante, tantissime mani che si muovono nello spazio, che volteggiano in aria disegnando significati o che stanno chete, segnando attenzione. È anche così che l’uomo si esprime, attraverso le mani. Scroscia l’applauso dei confratelli sotto la vara, si innalzano bambini porti di mano in mano, ci si appoggia sulle aste ruvide o sulle spalle di un confrate, ci si abbraccia, si afferrano bigliettini e si lanciano palloncini e baci. Un confratello passa delicatamente il dito sulla propria plancia, sembra riscoprire il convesso disegno, quasi a percepirne similitudini e differenze con la statua che ha inanzi. Finanche sul fercolo regnano i gesti, in una immota, convulsa, scena dettata dall’apparizione di 300 anni fa e resa plastica prima da un pittore, poi da uno scultore: sboccia dalla presa della Vergine la mano di un ragazzo-anima che, in un istintivo segno di sorpresa e gratitudine, porta l’altro palmo al petto; Porge un cesto di cuori l’angelo inginocchiato e Gesù Bambino che ne ha appena tratto uno, indica la Madre che lo regge con la sinistra. Altre carnee mani oggi hanno adornato il simulacro, lo hanno preparato all’incontro, hanno disposto la scritta Giubileo ai suoi piedi per segnare la ricorrenza particolare, per indicare che la festa è maggiore. Giubileo, grande giubilo: che sia il trecentesimo anniversario dell’apparizione o il ritorno ad una normalità desiderata, di certo il Noviziato oggi è colmo di esultanza. Gli occhi rivolti alla Madre del Lume ritrovano la freschezza dopo le lacrime, i volti si accendono e, come i fuochi che rischiareranno la notte, i sorrisi esplodono contagiosi. “E che beddu ssu anciluni!” ” viva a Bedda Matri o Lumi” . Lume che è senno, guida. Lume che è Vera Luce…che è Cristo nelle parvenze di un bambino. “È a patruna i stu riuni” ricorda una voce tra le aste, retta e accompagnata da tante altre che si uniscono al comune invocare. Davvero si intuisce il forte legame con il quartiere, davvero tra i drappi azzurri e i ricami delle luminarie, si ammira il Noviziato che, come l’Angelo, offre i cuori infiammati di tante generazioni alla sua tenerissima Madre.

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