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“E sta innata agliurnau bedda…” l’invocazione tradizionale graffia la cupa livrea grigia del cielo. Qualche goccia, poi altre; la Domenica della festa l’Olivella si irrora d’acqua, le pietre chiare riflettono case, palazzi, chiese…nel vicolo la tensione cresce, dopo due anni, u Signuruzzu dovrebbe tornare a percorrere le vie del suo quartiere…ma le nuvole, inclementi, continuano ad imperlare gli ombrelli giĆ affollati davanti al portone spalancato. Un confratello, visibilmente turbato, fa la spola tra la strada e il fercolo; scruta il cielo, tende il palmo per constatare l’intensitĆ della pioggia e la ritrae poco convinto asciugandola sul pantalone. La gente incalza, qualcuno propone di aspettare, si commenta, si guarda alla grande croce trionfante sulla vara…ci si dĆ un orario entro cui prendere la definitiva decisione. “Esce?” la domanda rimbalza di bocca in bocca lasciando che l’ansia cresca fin sotto le aste. Un uomo, appoggiato allo stipite, sentenzia categorico: “U Signuruzzu u sapi chiddu chi ha fari” e in effetti, in breve, il Cielo si rasserena. Quasi si fosse vissuto l’attimo atroce del Calvario e i suoi cieli bui per poi riappropriarsi della gioia redentrice di quell’uomo-Dio trafitto in Croce. I passi sostituiscono lo scrosciare dell’acqua sulle vetuste balate; acclamato u Signuri si addentra tra i vicoli, sembra quasi riempirli con il suo grande, eterno abbraccio. ” e ti purtamu tra rosi e ciuri” “viva u Signuri” ” e chi su beddi sti quattru rosi, nostru Patri ca li vosi…” mentre dai balconi piovono preghiere e petali, qualche mano sfiora fidente un lembo di croce. “Grazia Patruzzu amurusu! grazia!” la voce degli adulti carica di speranze e pensieri l’invocazione, nella mente di ognuno si imprimono uno, cento motivi per invocare la Grazia… i bambini invece, nell’idillio dell’etĆ , somigliano a felici angeli che acclamano per gioia con parole troppo difficili per la loro esperienza. La campanella vibra, il fercolo avanza, visita il quartiere e le strade adiacenti. Ć un gioioso passaggio, un pellegrinaggio che consente di riappropriarsi di spazi negati dalla pandemia… in un climax di emozioni, mentre anche i Vigili del fuoco fanno il loro omaggio, la giornata ĆØ tornata ad essere bedda ppĆ» Re d’Alivedda.
testo e foto di Angelo Cucco





