
L’argento si orna di ceruli riflessi lì dove la verde cortina d’alberi si interrompe e il bronzo si spalanca sulla gloria. Sono passati due anni, lunghi e colmi di sofferenza, ora, nel pomeriggio della Domenica in Albis, il sole torna a baciare la canuta figura. Come inviato dal Risorto che troneggia sull’altare, si veste di luce sfolgorante per percorrere le vie della città, apostolo del Verbo come lo fu in Francia. Primo fra tanti, ritorna tra la gente dopo la mestizia del Venerdì Santo, non lo attende la pioggia tradizionalmente invocata ma un bagno di tiepidi raggi, acqua Santu Patri…ma non oggi. La chiesa dei padri minimi è in fermento, qualche bimbo è alzato verso colui che protegge la gravidanza, una signora offre dei fiori, altri una prece. Appena fuori dal sagrato qualcuno chiede prudente: “Ma tu sei di Paola o d’Assisi?” “io sono Francesco Paolo!” ” allora auguri”, già nel nome si segna la radicata devozione di Palermo. Oggi però l’atmosfera è sospesa, c’è ancora incertezza, regole ferree e veti, ma San Francesco, dall’alto del suo fercolo, accetta tutto mostrando il petto raggiante. Mentre i confrati lo invocano e si dispiacciono degli intoppi, Lui,padre saggio, sembra ricordare l’essenziale: è lì con loro, per tutti, nonostante tutto. Incontra sguardi, incorre in foto, avanza solenne in una corte di fiori. Scivola per le strade, benedice ai Quattro Canti per poi immergersi tra le nuvole del tramonto e i flutti del porto. Eccolo il mare, colmo dell’azzurro del cielo; l’immagine si volge verso l’immensa distesa appena increspata dalla brezza. Al Santo, che vinse il mare proprio con il bastone che si offre reliquia ai piedi del simulacro, si chiede ora di benedirlo, renderlo prospero, più sicuro. Patrono del mare, ma soprattutto delle genti che giornalmente vivono il rischio dell’equorea incostanza, si fa porto sicuro delle anime che gli si affidano nel procelloso mar del mondo. La pilotina si allontana festante, suonano le sirene delle navi, concerto di monodiche note, mentre con il lauro si omaggiano i caduti. Una mano aperta verso il mondo, lo sguardo rivolto al Cielo, u Santu Patri ritorna alla sua Palermo. Non si arrendono i suoi devoti figli, non si arrendono i suoi portatori: quando il morale tentenna, quando assurda sembra una regola, alzano gli occhi cercando tra l’argento l’amata figura…e che beddu stu Patri! il cuore si rinfranca, la forza torna, il desiderio di condurlo nel suo quartiere cresce, la gente lo attende…scruta la strada, ascolta se s’ode la banda…”San Franciscu di Paola Miu dielttu, viniti a me casa ca v’aspettu…” e mentre piovono dall’alto bigliettini e palloncini, si scrivono nuove righe nella centenaria storia che lega il paolano alla città. Memore dei festini di un tempo, del patronato, del fragore dei tamburi, dell’accoglienza in cattedrale, del suono di batterie e mortai, dei giardini che circondavano la chiesa oltre le mura e gli ortolani protetti…oggi ricapitola tutto, come un nuovo capodanno delle feste palermitane, ingresso in una nuova era… per questo, davanti all’Eucaristica presenza, si eleva infine il Te Deum.




