
La brezza leggera costringe a serrare i cappotti scomponendo i riccioli di una bimba. La chiesa madre trabocca gente, si attende di riprendere il cammino. Colore del cielo che volge alla sera, quasi specchio della valle oltre al grande portale, la tela copre il presbiterio, fondale perfetto per la lacrimante madre che contempla il feretro e per le croci, insegne oggi mute. Quasi una sepoltura, ultimo atto di una lungua giornata, il popolo mesto accompagna il Cristo scortato dai centurioni lungo la via che è teatro della vita civica. Il buio avvolge mascherando i monti e le case, gli animi sembrano ritrarsi nell’atmosfera sospesa tra candele e croci, nuvole di pensieri. Ed ecco che, somma di ogni dolore, offerta di ogni credente, procedono “le veroniche”: I volti nascosti dal naturale velo elogiato da San Paolo, bisognose d’aiuto per trovare il cammino. Immancabili, antiche, attese, presenze senza proferire alcuna parola annunziano . La Veronica in testa, meno velata colei a cui si è rivelato il vero volto, seguono le altre donne. Di loro nulla si vede, se non la figura e il ricordo di arcani costumi di lutto. C’è anche Maria, avvolta dalle vesti, serrata tra le altre, così simile alle donne del luogo che hanno sofferto e si sono sorrette l’una con l’altra. Qualcuno si interroga sull’identità celata, volano nomi ad accarezzare le stelle che intanto si affacciano timide a contemplare. “Attenta” “a destra” “piano”. Le altre figure attirano gli sguardi, confondono certezze, provocano mestizia. Se piange la Vergine sulle spalle dei suoi portatori e il Cristo riposa nella sua bara di cristallo Petralia cammina a passo di donne velate.
Testo e foto di Angelo Cucco





