
La Domenica di Pasqua ha indossato un vellutato abito perlaceo e la pioggia irrora gli antichi feudi madoniti. Inebria il petricore come il più prezioso balsam; promana dai verdi campi aspersi dal ringenerante profluvio del cielo e s’innalza alla vetta di Petralia Soprana, incenso della terra al suo Creatore. Quasi un’isola in un mare di nubi, la cittadina si anima lentamente dopo il pranzo di festa. Una mano si tende fuori dagli archi della chiesa Madre, la mascherina dissimula il dubbio sul volto, ma le spalle si stringono e le mani si allargano. Si attende. Concederà il Cielo una tregua perché anche lì si celebri l’incontro tra Madre e Figlio? Ci si prepara, gli stendardi più piccoli, le statue, gli abiti… si spera. Dopo la lunga pandemia, anche su questa terrazza madonita c’è bisogno di gioia. Vestita del suo manto nero, la Madonna inizia a peregrinare partendo dal Santissimo Salvatore. Contemporaneamente, quasi animato da egual desiderio, il Risorto lascia la Chiesa Madre e sparisce in un groviglio di vicoli. Si cercano, guidati dal desiderio di rivedersi, metafora dell’anima e di Dio che bramano di ricongiungersi nonostante le traversie terrene, i percorsi accidentati e labirintici. Scruta la Vergine tra le grigie nubi che nascondono la valle, procede tra le antiche case, percorre i vicoli. Le sue mani distese in un abbraccio ancora vuoto accolgono gli sguardi che si perdono nella dolcezza del volto che fa capolino dai lembi scuri. Lentamente, nella tregua concessa dal cielo, torna verso u chianu a Chiesa, scende le scale…ed ecco che l’agognata speranza trova compimento, il Cristo, condotto dal suo verdeggiante corteo si fa presente. Si baciano gli stendardi, simili al più terso cielo e la più rigogliosa terra, poi, finalmente Madre e Figlio si raggiungono di corsa, tre volte si separano e si ricongiungono, quasi ad accertarsi che non sia un sogno. Cade il manto anche a Soprana, la Madre torna nelle vesti di gioia e cancella le lacrime sofferte. Le sue braccia ora si colmano del Figlio. Insieme annunziano l’esultanza Pasquale tra le vie del centro e poco importa se la battente pioggia ricomincia a imperlare tutt’intorno… è festa. Anche la nebbia, così familiare per le vetuste cime, è scesa a ricevere e donare una carezza mentre i simulacri rientrano in chiesa, insieme.
testo e foto di Angelo Cucco








