
2022
Bianco, il colore che tinge Corleone la mattina del Venerdì Santo è inaspettato. Ossimoro in un giorno di lutto, inonda di candore le vie del centro, come un fiume inverso ascende verso il monte. Niveo riverbera benché il cielo non conceda raggi, imbianca financo il titolo confraternale dei custodi del rito vestendone l’abito, u cammisu. Assenza di colore, pari al silenzio, interrotta da mantelle e scapolari come il secondo lo è dalle tristi marce della banda. Tuniche colore del latte, precedono l’albo telo in cui giace Cristo condotto dai sacerdoti; fiorisce il bianco sui teli delle insegne e sulle mascherine che, ancora, nascondono i visi invece dei cappucci. L’umana fiumana avanza, risale gorgogliando preghiere, conduce al patibolo il Redentore, si riversa verso la sorgente da cui promana e torva spazio tra le aperte braccia di una nera croce e la campagna che verdeggia. I bambini recano gli strumenti, i sacri-adulti il corpo: si mostra, si inchioda, si offre, si corona di terribile casco. Scandalo e pietà che da duemila anni affascina il mondo, Gesù è posto sul talamo della salvezza. Contemplato da tutti, memento e simbolo, resterà lì fino alla sera in un anno in cui la rocca ri maschi resterà muta per invocare la pace e i quarti non scandiranno le ore di dolore.










