Canto di Passione

Giovedì Santo a Mussomeli


2022

Si squarcia il cielo al suono stridente di una tromba, il velo della sera avanza sul rantolo singhiozzante del tamburo. Anche il vento sembra infrangersi all’ergersi di mura di note e, vibrando, porta con sé il familiare odore delle lampade che brillano sui fercoli come stelle incandescenti. Le chiese accolgono il mistero: pane e vino transustanziati nell’eterno rito istituito in questa notte, poi un lugubre suono di legno. Nessuna campana più, è il momento che tacciano. La Madre Addolorata quasi sobbalza sulle spalle dei portatori, eccola, si erge. Starà sotto la croce, pietrificata dal dolore, ma non oggi, non qui. Segue il Figlio celato in apparenza di Pane, lo riconosce dentro la pisside d’argento, si mette in cammino, finché non sarà reposto. Peregrina, Maria, avanza tra passi scanditi e siepi di sguardi, il suo patire inonda gli animi e costringe tutti, anche i più distratti, a meditare. Silenzio. Solo troccola, tamburo e tromba inseguono gli aliti del cielo incrociandosi sui tetti di Mussomeli. Lente, quattro confraternite lasciano le proprie chiese sotto il pallido ma attento sguardo della luna; come Maria si mettono in cammino riconoscendo Cristo nel Santissimo e vegliano come richiesto agli apostoli. Solenni, si muovono in processione alcuni misteri mentre gli abiti colorano le vie ora di rosso, ora di azzurro, ora di ocra… rischiarati dal fioco lume delle torce. Là dove l’organo tace, come nate dalla più profonda compartecipazione, si alzano le voci dolenti; l’orecchio si tende quando i cantori rischiarano le tenebre con i loro ricami sonori. Nessuno assiste perché anche il passante, completamente avvolto, è compartecipe del canto; qualche occhio si inonda colpito da parole latine e ritmi pungenti. I testi sbiadiscono nei melismi, la pelle si accappona mentre le voci si armonizzano, si viaggia in un altrove antico e struggente, come fossero le anime stesse a intonare, come se ataviche sonorità tornassero alla mente di ognuno e fiorissero sulle labbra schiuse dei cantori. Le pesanti vare visitano le chiese che profumano di incenso. Il tempo si ferma tra i lamenti e la luna, una cornice di case e una cortina di chiese per la lunga notte di attesa e preghiera… perché l’intera città si fa canto.

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