
Purezza angelica,
crudezza del Passio
testo e foto di Angelo Cucco; Assoro 13 Aprile 2022

Sul monte dal fascino sidereo , si adagia la vetusta città che i greci legarono al divino fiume della valle. Con un prezioso catasterismo il limo e l’argilla si sono innalzati tra le alte vette dei campanili e le antiche pietre dei palazzi imperlando Il nome del borgo che se ne fregia tuonando solenne di antichi fasti: Assoro. La squilla rintocca festante, la chiesa madre spalanca le porte: un velo rosso copre l’amato, l’atteso, il Cristo. Ben lo sanno i presenti, e mentre gli occhi contemplano il rubicondo telo inseguendo gli aurei ricami, il cuore lo attraversa scorgendo la sagoma nota dell’Uomo della Croce. Una donna lo indica al nipotino disegnandone i contorni nell’aria; lei spiega, racconta e gli occhi sognanti brillano all’idea che tornerà a vedersi il Crocifisso, tornerà a trionfare sull’altare. l’Assente presenza raduna i devoti, si nasconde ancora, ancorato al suo trono di gloria, li invita all’attesa in un mercoledì Santo che preannunzia la Passione ricordando il dono d’amore. La funzione procede scandita dai canti, le parole si incrociano ai volti; si radunano lentamente, come mandati dal Cielo, angeli in carne ed ossa, vestiti di bianco e celeste, ricchi di innocenti sorrisi e di paradisiaci boccoli. Svegliati e adorni di altere vesti, si lasciano condurre ad un incontro speciale. La loro purezza, quasi un ossimoro con gli strumenti di dolore che ostentano, ridefinisce il confine della tenerezza e restituisce alle strade attraversate la speranza e la freschezza. Intorno fiorisce la primavera e la valle si colora di germogli, inondata di profumi, così i virgulti di Assoro solcano il confine del sacro; quasi rubati ad un’apoteosi o risvegliati da preziosi marmi, i bambini precedono il Santissimo narrando con l’Arma Christi. Ognuno ha un tassello di quel redentivo patire, ognuno ha un simbolo di ciò che Cristo dovette affrontare: si osservano l’un l’altro mentre una palma sfiora un martello e il minuscolo calice sembra immenso tra dita troppo piccole; L’azzurra tunica sfida in altezza il velo della Veronica, sul vassoio si adagia la corona di spine, sul cuscino la stola. Una mano stringe la scala, l’altra cerca la stretta sicura della mamma, piccoli per capire un mistero tanto grande, ma immensi nel mostrarlo agli astanti. Amore, bisogno di sicurezza, sensazione di far parte di un qualcosa che stentano a capire ma che gli appare importante. Chissà cosa pensa la monachella, unica in nero tra tanto candore; cosa nascondono quegli occhi pronti al sorriso, ma che sembrano consapevoli del ruolo affidatole: conduce una croce, esagerata per la sua statura, novella Addolorata; sta sotto le sue braccia, con lo sguardo sinceramente fiero, si lascia aiutare ma non lascia la presa, è il suo simbolo. Il Mercoledì di Assoro è come una festa di Paradiso, come una gloria per quei segni crudi ma necessari. La morte che celebrano è il preludio della vittoria di vita racchiusa nell’ostensorio che il sacerdote conduce fin al calvario per benedire le campagne, e se le bambine felici portano a spalla la baretta con il Cristo crocifisso, gli adulti si segnano all’innalzarsi della sfera d’argento, l’intera comunità ricapitola la Fede incamminandosi in un percorso di ripresa ancora puntellato dalle mascherine. La porta della chiesa si riapre, il Santissimo torna all’altare accolto dai bambini, quasi a rinnovare la Parola “lasciate che vengano a me” anche danzando…










