cincu chiai, cincu spini, cincu rosi
preghiera popolare
Gesù Cristu accussì vosi….

Una mano sfiora la fronte rugosa, gli occhi verso una alta porta di legno. Scende sul petto, il capo si reclina. Sfiora le spalle, in un mesto gesto. Torna alla bocca che si schiude in un bacio lanciato in alto.”Santa Cruciddra levati, é matina!”. Troppe scale per gambe ormai stanche, ma non per il cuore che, ripensando alla gioventù, corre all’altare di quel Dio ferito e rigato di sangue. Gli occhi non accarezzano il velo nel suo ligneo svolazzare, pudico cinge il Cristo ormai nudo nell’umana esperienza della morte. Il ricordo é un pittore impreciso e la figura piagata, le nere mani, le carni martoriate, il sangue che scorre sul collo, i lividi di un duro calvario, si innestano in quel corpo appeso, voluta i greca, in maniera sempre nuova, mai del tutto precisa. E’ emblema del dolore, così lo ricorda la donna mentre con una mano si appoggia allo spigolo della casa, continuando il suo misterioso, interiore, dialogo. Lo ricorda chiatusu, immerso nell’ultimo anelito di vita che fugge. Sussurra qualcosa, parole che volano come cullate da invisibili ali… sospira ed ecco, lo chiama: “Santa Passioni”. In un nome, d’antiche memorie, tutta la profondità di un Credo che in quell’uomo-Dio sulla croce ammira la redenzione ma anche il superbo atto d’Amore che nel dolore profondo dimostra la sua straordinaria potenza. Santa Passioni…corpo sofferente che raccoglie la sofferenza di ognuno e che gronda sangue salvifico per lenire le pene di tutti… Dolente come ogni uomo, più di ogni uomo. Santa Passioni, Santissimu duluri. La donna asciuga una lacrima che le pizzica l’occhio, mentre il cielo si prepara ad una delle sue consuete scariche di pioggia….si sa, pu Crucifissu chiovi…e a poco vale l’adagio sull’alternarsi con Sant’Anna… chiovi e basta. Quante volte quella bella immagine si è bagnata, quante volte é rientrata di corsa mentre le gocce sembravano lacrime su quegli occhi semi-chiusi…ed ecco qualcosa che non si dimentica c’è. Quel volto. Quanto è bello quel volto? la donna sorride, lo rivede nel cuore, é proprio bieddru u Signuri di Sant’Antuninu. D’altronde si sa, la madre glielo diceva sempre, gli angeli ci vollero per fare quel volto, il monaco si era arreso. Composto, in una sofferenza che meriterebbe almeno una smorfia, bello, in un momento tremendo. La dolorosa corona di spine che tanto sangue lascia sgorgare dal povero capo, si adagia corona di gloria su ondulatiz perfetti, capelli. É un re, é il re, su quel trono di legno che doveva essere patibolo risplende di gloria eterna, è già salvezza, è già vita. Un ragazzino corre per le scale “un curriri!” “u stannu scinniennu! u stannu scinniennu!” é felice. come lo sono tutti i bambini quando qualcosa, nell’aria, indica principio di festa. Le campane suonano, la chiesa si riempie. i Chiazzittisi, che da sempre sentono loro la festa, scalano il loro piccolo monte, per commuoversi, per rinnovare quell’incontro. Vermigli, quasi gocce stillate dalle Sante Piaghe, fioriscono intorno al Cristo consorelle, portatori e confrati, un piccolo giardino di ordinato rosso, di profonda passione. Da ogni parte del quartiere si leva un sorriso e una preghiera, si inseguono i ricordi e le memorie . Dietro uno di quegli usci un mastro scosta la tenda, quante volte le sue braccia hanno retto quelle funi e le sue mani hanno accompagnato i difficili momenti della discesa, ancora prima che la chiesa fosse così, quando il rito era ancora più ostico. Lui, a Santa Passioni, si lascia prendere da quel piccolo numero di figli, si alza un po’, tentenna, vibra, scivola giù su mani attente, si distende. Corpo di legno che gli occhi e la mente umanizzano, corpo straziato che di tanti strazi diventa memoria. Lo baceranno quel corpo piagato, le toccheranno quelle ferite aperte, ammireranno quei piedi trafitti…ma il volto, quel volto, li innamorerà tutti. A scalunera, nuovo calvario, lo vede innalzarsi possente. In alto si erge la croce in attesa di peregrinare lungo le strade del borgo. Al cinto i gioielli, memorie di grazie elargite, al fianco il sangue memoria di peccati lavati. Viva la Santa Passioni e la Misericordia di Dia, chiamavano i padri portandolo a spalla e misericordia chiede ogni occhio, ogni cuore che lo scorge. Se dura sarà la discesa della scala ancora più ardua sarà la salita, ma il suo popolo, Castelbuono che lo invoca compatrono, è lì ad attenderlo tra i bagliori di luci di festa e il dolce profumo del torrone. Torna il Cristo, un ultimo sguardo, e mentre in un turbinio di colori lo accolgono i confrati e i balestrucci inondano il cielo… le ultime preghiere si sciolgono in un accorato applauso, abbraccio sonoro al Redentore del mondo.






