Dal bosco giunge la salvezza di Buscemi

Nto un vuoscu fu truvata na Gran Signura
Maronna di lu vuoscu Iddra si chiama
quacina e rina nti su muru tinciuta
sa facci divina nenti è tramutata….

...si c’è cocchi malatu chi voli arrifriscu
chiama la Maronna di lu Voscu!
Sona annunca sona la vostra campana
ca ragiuni duna la Nostra Patruna…

25/08/2019 Ultima domenica di agosto

Un piccolo quadrato di carta azzurra volteggia sui tetti chiari danzando sui flutti dell’aria. Un bimbo lo guarda con lo stupore che solo occhi innocenti possono ricavare da un tale spettacolo. Non sa cosa sta per accadere, ha forse qualche confusa idea tratta dai racconti della mamma e della nonna, ha visto il padre uscire presto con indosso una maglia celeste, ma al momento la meraviglia indiscussa è tutta racchiusa in quel frammento leggero fuggito da un qualche cannoncino. Con occhi simili, sempre pronti allo stupore, Buscemi attende il momento della festa. Violenti ed allegri i colpi a cannone squarciano il silenzio ricordando all’uomo l’incedere del tempo sacro e al Divino i bisogni dell’uomo. Dall’alto del promontorio in cui si adagia dolcemente, tuona ammantandosi dell’ azzurro del cielo che sembra sfiorare con le leggiadre logge campanarie e le svettanti croci. Gli animi si caricano, i passi verso il santuario si fanno leggeri, nel giorno di festa tutto ha una luce diversa, nuova, profonda. I riti tornano, riconfermano il tempo e i cuori, come preziosi alabastri, si colmano di devozione e di ricordi stillati lentamente, dall’intenso balsamico sapore. Una catabasi, tra il fresco profumo delle fronde e il rumoreggiare della valle, tra le rocce bianche e i timidi fiori dai colori variopinti, che si rivela un’anabasi dello spirito. Lì dove il bosco ha restituito un volto materno, dove la selva si è dischiusa rivelando la presenza salvifica, Buscemi ritorna come secoli or sono a cercare la propria Madre e Signora. Novella Eva, immersa nella natura, ha ridestato gli uomini perché vi costruissero un tempio, frutto di lavoro e sacrificio ma costantemente assistiti dal suo provvido sguardo. L’acqua sgorga miracolosamente, come se la terra tornasse ad essere il perduto Paradiso, ed un varco verso il Cielo si schiude dove nessuno lo pensava possibile. Dopo secoli, rieccoli, figli di antichi padri, a perpetuare un patto di amore e fiducia che travalica il tempo e che profuma la storia. Sono qui per Lei, per chiederle ancora una volta, il prezioso dono della visita. Ambasciatori della comunità, sono soprattutto i più giovani a presentarsi a lei, altre gambe troppo stanche su cui il peso degli anni grava più di quello del corpo, si fanno sentinelle per scorgere il luccichio di un fercolo dorato, il blu intenso di un manto che si avvicina. Vibra il Cielo, risuona nella valle, trema il bosco…la Madre è uscita di casa e l’aria si profuma di polvere pirica, che sa di festa, sa di gioia. Se muti erano i frati che la ritrovarono, non lo sono i portatori che a gran voce la chiamano “viva a Maronna!”. La carta vola, la banda si anima, gli stendardi iniziano il cammino. Ascende Maria ed ecco che il suo sguardo si posa sulle bianche case e sul diruto castello, già da lontano benedice…dal bosco arriva la salvezza e con fragore è segnato il passaggio dell’immaginario confine tra natura e cultura, tra ciò che è campagna e ciò che è paese. Lieta l’atmosfera, vibrante l’emozione, come ogni ritorno, come per ogni gradita visita. Se Eva fu cacciata dal giardino, Maria esce trionfante dal suo bosco e degna di ogni lode è accolta dal suo popolo in festa. Il fercolo si arrampica per le strade, svolta, visita i sofferenti. Lo sguardo si inverte, si rivolge dal borgo alle campagne per benedirle, perché siano sostentamento per i corpi come Lei lo sarà per le anime. I fiori offerti, fragranza di natura, circondano la Sacra Immagine e ancor più le preghiere, i voti, i ringraziamenti. E mentre le si innalzano i bambini, boccioli preziosi, perché profumino di Lei e del suo amore, una vecchietta manda un bacio che sgorga dal cuore. 
Lungo il corso Maria danza festosa, come ai tempi del Magnificat e mentre “trasi” esplode la Chiesa per accoglierla in una miriade di colori: la cultura simula la natura, i suoi colori, la sua bellezza, un giardino di carta e colori che avvolge tutti. 
La Bella Regina è in matrice e lì, insieme al Bambino, Buscemi si siede sulle ginocchia della Madre e le si affida mentre a frotte i più piccoli raccolgono frammenti di quel variopinto spettacolo rubato con gli occhi qualche attimo prima…

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