“Iautu u patronu” San Bartolomeo a Giarratana

Quannu sintiti li campani a gloria

viva San Martumiu cu Santa Laria!

Un racconto della festa del 2019 durante la quale San Bartolomeo era ospite in chiesa Madre….

Nessuna terra conosce a fondo la nostalgia di casa come la patria degli emigrati. Passi che si allontanano e cuori sepolti sotto le patrie pietre, al sicuro, in attesa di tornare a riprenderli…in attesa che mente, anima e corpo ritrovino la loro unità perfetta, il loro orizzonte, il loro fulcro, l’origine. Linfa che passa da ogni raggio di sole, da ogni sguardo amico che accarezza le nuvole del proprio cielo. Così è nel giorno di festa, quando da lontano si torna per onorare il Patrono, criso vestito e assiso in trono, prezioso agli occhi e al cuore. Si torna per rendere omaggio a chi, perno perfetto, congiunge con il suo sguardo ogni parte del mondo ed ecco in mano brilla il prezioso coltello non più strumento di offesa ma di gloria.
E mentre San Bartolomeo splende sul suo fercolo il sole gioca a proiettare ombre tra le bianche strade di Giarratana che, a poco a poco, come in un prato che fiorisce, si colorano di maglie rosse. Giocano i bimbi ad essere adulti, portano un fercolo in miniatura, emuli perfetti di chi oggi è sotto le aste. “iautu u patronu!”. L’anziano, appoggiato al muretto, stringe tra le mani un bastone nodoso , nostalgico dei tempi spensierati in cui patroni in miniatura trovavano posto su varette improvvisate, quando la forza non mancava di certo. Un ragazzo sorride di quel gioco di età, tra chi è erede e chi depositario. Mentre i tamburi squarciano l’aria sfidando la squillante voce della banda, un’anziana si sporge sulla soglia di casa per rubare qualche nota. Avvolta nei suoi abiti scuri trafigge le nubi con lo sguardo ricongiungendo chissà quanti cari dal Cielo alla Terra nel sussurro di una preghiera. Un uscio profuma della lenta cottura del ragù che la madre cucina per il figlio tornato da lontano, la sagoma di un uomo, avvolto dal soave odore come della più morbida delle vesti, si staglia nel biancore della ripida scala del Patrono, spinge la mano alla fronte ma il saluto raggela non appena lo sguardo incontra il portone serrato. Anche il Patrono quest’anno è esule, come tanti sui figli. Lasciato il suo altare, si è spostato, non di molto in realtà. Ma quanto basta perché cambi l’atmosfera. Solo una terra che conosce il partire può capire cosa sia il restare, il valore dato ad una casa, ad una chiesa. È un simulacro, ma in esso è raccolta talmente tanta identità, talmente tanta forza sacra da renderlo speciale… è l’immagine del Patrono; con quegli occhi fissi guarda, con quelle mani lignee benedice. E se tutti sanno che è solo un emblema sentono nell’animo che è molto di più. Sono quelli i lineamenti familiari con cui lo immaginano mentre percorre le vie di Galilea …Natanaele, l’israelita privo di falsità, deve solo alzarsi dal trono per prendere vita… come fece per incontrare Cristo, alzandosi da sotto al fico, andando incontro a Colui che divenne la sua ragione d’ essere e che proprio seduto lo aveva prescelto. Ecco perché ha una sua casa. Perché se davvero un luogo si crea dall’incontro è lì, in quel particolare angolo di universo che Giarratana ha incontrato quegli occhi, si è lasciata benedire da quelle mani. Quest’anno dunque sarà una festa strana, per alcuni monca, per altri storica, per altri semplicemente diversa. Ma alla fine, non appena la campana scandirà l’uscita, nel pieno caldo di agosto, saranno tutti ugualmente lì, davanti una chiesa ad aspettare di vederlo trionfalmente uscire, ad attendere che il loro San Bartolo inizi a peregrinare di chiesa in chiesa fino a passare davanti casa sua e lì si che sarà festa, che saranno lacrime quando la schiera rossa tenderà le braccia per alzare il fercolo verso il cielo. Lì si che la storia tornerà ad essere scritta tra le righe dei secoli e gli spazi degli anni. Si aspetterà quell’attimo, si alzeranno i bimbi, si inneggerà al Santo. Quando le bombe risuonano tra gli iblei e la carta copre il cielo, quando le braccia si protendono a reclamare le attenzioni dell’Apostolo… si crea un altro luogo, un altro incontro…ed ecco che quella piazza antistante la madrice assumerà un nuovo sapore, perderà l’anonimato…. cadrà il velo e si scoprirà che l’importante non è “il dove” ma che ci siano il Patrono e i suoi abitanti…. ed è subito casa, è subito festa

testo e foto di Angelo Cucco

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